I buoni pasto rappresentano uno strumento di Welfare Aziendale vantaggioso sia per le imprese sia per i lavoratori. Possono essere utilizzati dai dipendenti per acquistare alimenti e pasti presso ristoranti, bar, supermercati ed esercizi convenzionati.
Dal punto di vista fiscale, i buoni pasto possono offrire diversi vantaggi: per l’azienda il costo è generalmente deducibile secondo le regole previste dalla normativa, mentre l’IVA può essere detraibile quando sussistono i requisiti richiesti. Per il dipendente, invece, il valore del buono può essere esente da tassazione entro determinati limiti giornalieri.
Per comprendere correttamente questi benefici è importante distinguere tra deducibilità, detraibilità ed esenzione fiscale.
Deducibilità e detraibilità: qual è la differenza?
La deducibilità riguarda il costo sostenuto dall’azienda o dal professionista. Un costo deducibile riduce il reddito imponibile sul quale vengono calcolate le imposte, sempre nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
La detraibilità, invece, riguarda principalmente l’IVA. Quando l’imposta è detraibile, l’impresa può recuperarla nella liquidazione IVA, purché la spesa sia inerente all’attività e correttamente documentata.
L’esenzione fiscale riguarda infine il dipendente: entro le soglie previste, il valore del buono pasto non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è soggetto a IRPEF e contributi.
Tassazione dei buoni pasto nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha modificato la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici, portandola da 8 a 10 euro al giorno. Restano invece invariati i limiti previsti per i buoni pasto cartacei.
| Tipologia di buono pasto | Soglia giornaliera esente nel 2026 | Trattamento della parte eccedente |
|---|---|---|
| Buono pasto cartaceo | Fino a 4 euro | La parte eccedente è imponibile |
| Buono pasto elettronico o digitale | Fino a 10 euro | La parte eccedente è imponibile |
Buoni pasto cartacei
I buoni pasto cartacei sono esenti da tassazione fino a 4 euro per ogni giornata lavorata.
Se il valore del buono supera questa soglia, soltanto la quota eccedente concorre alla formazione del reddito del dipendente ed è assoggettata alla tassazione e alla contribuzione ordinaria.
Buoni pasto elettronici e digitali
Dal 1° gennaio 2026, i buoni pasto elettronici e digitali sono esenti da tassazione fino a 10 euro al giorno.
L’aumento rispetto al precedente limite di 8 euro riguarda esclusivamente la soglia di esenzione: non obbliga l’azienda ad aumentare il valore nominale dei buoni già riconosciuti ai dipendenti.
Anche in questo caso, se il buono supera i 10 euro, soltanto l’importo eccedente viene considerato reddito da lavoro dipendente.
Indennità sostitutiva di mensa: come viene tassata?
L’indennità sostitutiva di mensa segue un trattamento fiscale diverso da quello previsto per i buoni pasto.
In linea generale, l’indennità costituisce una componente della retribuzione ed è quindi soggetta a tassazione e contribuzione. Non beneficia automaticamente delle stesse soglie di esenzione previste per i buoni pasto elettronici o cartacei.
Per valutare il corretto trattamento fiscale occorre comunque considerare il contratto collettivo applicato, le modalità di erogazione e la situazione concreta del lavoratore.
I buoni pasto sono deducibili per l’azienda?
Per il datore di lavoro, i costi sostenuti per l’acquisto dei buoni pasto sono generalmente deducibili, a condizione che:
- siano inerenti all’attività aziendale;
- siano correttamente documentati;
- siano erogati secondo le modalità previste dalla normativa;
- siano destinati alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di lavoratori.
La deducibilità riguarda il costo sostenuto dall’impresa e deve essere gestita secondo il principio di competenza e le regole fiscali applicabili.
Anche l’IVA può essere detraibile, ma il trattamento deve essere verificato in base alla tipologia di buono, alla fattura ricevuta e alla normativa vigente. Per i buoni pasto elettronici, le fonti specialistiche riportano generalmente l’applicazione dell’aliquota IVA del 4% e la possibilità di detrarre l’imposta quando sono rispettati i requisiti previsti.
Buoni pasto per professionisti e titolari di partita IVA
Anche i professionisti e i titolari di partita IVA possono valutare l’utilizzo dei buoni pasto, ma il trattamento fiscale cambia in base al regime adottato.
I contribuenti in regime ordinario possono dedurre i costi secondo i limiti e le condizioni stabilite dalla normativa. Per i professionisti senza dipendenti, la deduzione può essere soggetta a limiti specifici, tra cui il limite percentuale sui compensi previsto dal TUIR.
I contribuenti in regime forfettario, invece, non deducono analiticamente i singoli costi sostenuti, poiché il reddito imponibile viene determinato applicando il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice attività.
Prima di contabilizzare la spesa è quindi opportuno verificare:
- il regime fiscale applicato;
- la presenza o meno di dipendenti;
- la natura del buono pasto;
- la corretta intestazione della fattura;
- i limiti di deducibilità previsti per la specifica situazione.
Perché convengono a imprese e dipendenti?
I buoni pasto possono offrire vantaggi a entrambe le parti.
Per l’azienda rappresentano uno strumento di welfare flessibile, più semplice da gestire rispetto a una mensa interna e potenzialmente conveniente sotto il profilo fiscale.
Per il dipendente consentono di ricevere un beneficio destinato alle spese alimentari senza tassazione, entro i limiti giornalieri previsti dalla legge.
Nel 2026, la soglia più elevata per i buoni pasto elettronici rende questo formato particolarmente interessante: fino a 10 euro al giorno il valore resta esente da imposizione fiscale e contributiva, mentre per i buoni cartacei il limite rimane fissato a 4 euro. edenred.it2
Conclusioni
I buoni pasto 2026 continuano a essere uno strumento utile per ottimizzare il welfare aziendale e sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori.
In sintesi:
- i buoni cartacei sono esenti fino a 4 euro al giorno;
- i buoni elettronici e digitali sono esenti fino a 10 euro al giorno;
- la quota eccedente le soglie previste è soggetta a tassazione;
- i costi aziendali possono essere deducibili se rispettano i requisiti fiscali;
- l’IVA può essere detraibile in presenza delle condizioni previste;
- l’indennità sostitutiva di mensa segue regole fiscali diverse;
- per professionisti e titolari di partita IVA è necessario considerare il regime fiscale adottato.
Poiché la disciplina può variare in base alla situazione dell’impresa o del professionista, è consigliabile verificare il corretto trattamento contabile e fiscale con il proprio consulente.
Qual è la soglia di esenzione dei buoni pasto cartacei?
Nel 2026 la soglia resta pari a 4 euro al giorno.
I buoni pasto sono deducibili per l’azienda?
In linea generale sì, se il costo è inerente, documentato e sostenuto nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
L’indennità sostitutiva di mensa è esente?
Generalmente no. L’indennità è normalmente trattata come componente della retribuzione, salvo specifiche disposizioni applicabili al caso concreto.
Un professionista può dedurre i buoni pasto?
Può essere possibile per i professionisti in regime ordinario, nei limiti previsti dalla normativa. Nel regime forfettario i costi non vengono dedotti analiticamente.
