Soluzioni Welfare su misura per la tua azienda

In questa sezione troverai risposte utili per ottenere rapidamente le informazioni necessarie sui nostri servizi di welfare aziendale.

L’accesso avviene generalmente tramite piattaforme aziendali dedicate, dove i dipendenti possono visualizzare e richiedere i benefici disponibili.

Sì, spesso è necessario avere un contratto di lavoro attivo e soddisfare determinati criteri di reddito.

Promuovendo un equilibrio tra vita lavorativa e personale, riducendo lo stress e aumentando la soddisfazione lavorativa.

Un buon piano di welfare può aumentare la motivazione e la produttività dei dipendenti, portando a migliori risultati aziendali.

Sì, molte forme di welfare aziendale possono essere detassate, riducendo il carico fiscale per i dipendenti e le aziende.

I fringe benefit possono essere riportati nel cedolino paga con l’indicazione del relativo valore convenzionale o imponibile.

Quando il benefit rientra nella soglia di esenzione prevista dalla legge, il suo valore non concorre alla formazione del reddito imponibile, secondo le condizioni stabilite dalla normativa.

Quando invece la soglia viene superata, il valore del benefit può incidere sull’imponibile fiscale e contributivo del dipendente. Il trattamento deve quindi essere gestito correttamente dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro.

Il superamento della soglia deve essere valutato con attenzione. Se il valore complessivo dei fringe benefit supera il limite applicabile, l’intero importo può concorrere alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non soltanto la parte eccedente.

Per esempio:

  • un dipendente senza figli riceve benefit per 900 euro: l’importo resta entro la soglia di esenzione;
  • lo stesso dipendente riceve benefit per 1.100 euro: l’intero valore può diventare imponibile;
  • un dipendente con figli fiscalmente a carico riceve benefit per 1.800 euro: l’importo resta entro il limite di 2.000 euro;
  • se riceve benefit per 2.100 euro, l’intero valore può essere assoggettato a tassazione.

Per questo motivo, l’azienda deve monitorare il valore complessivo dei benefit assegnati durante l’anno.

La disciplina generale dei fringe benefit è contenuta nell’articolo 51 del TUIR, che stabilisce le regole per la determinazione del reddito da lavoro dipendente.

Per il periodo d’imposta 2026, la Legge di Bilancio 2025 ha previsto, in deroga alla soglia ordinaria, un limite di esenzione pari a:

  • 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti;
  • 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico.

La disciplina riguarda il triennio 2025-2027 e comprende, oltre a beni e servizi, anche alcune somme erogate o rimborsate per utenze domestiche, affitto dell’abitazione principale e interessi sul mutuo della prima casa.

I fringe benefits sono vantaggi non monetari forniti ai dipendenti, come buoni pasto, auto aziendali, e contributi per attività sportive.

I fringe benefit sono regolati dalla normativa italiana, in particolare dall’articolo 51 del TUIR, che stabilisce che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente fino a un valore di 1.000 euro per i lavoratori senza figli a carico e 2.000 euro per quelli con figli a carico. Questi benefit possono includere beni e servizi come buoni pasto, auto aziendali e rimborsi per spese domestiche, offrendo vantaggi fiscali sia per i dipendenti che per le aziende.

I fringe benefit (o benefici accessori) sono compensi in natura che il datore di lavoro dà ai dipendenti in aggiunta alla retribuzione, riportati in busta paga. Fanno parte del welfare aziendale e includono esempi come auto aziendale, buoni pasto e polizze assicurative.

I fringe benefit possono assumere diverse forme, tra cui:

  • Auto aziendale: utilizzata sia per scopi lavorativi che personali.
  • Buoni pasto: contribuiscono alle spese per il pranzo e sono esenti da tassazione fino a un certo importo.
  • Polizze assicurative: coperture assicurative per la vita o la salute.
  • Buoni carburante: per il rifornimento di veicoli.
  • Dispositivi elettronici: come computer e smartphone.

I fringe benefit offrono vantaggi sia ai dipendenti che ai datori di lavoro:

  • Per i dipendenti: migliorano il benessere e la soddisfazione lavorativa.
  • Per le aziende: possono portare vantaggi fiscali e aiutare ad attrarre e mantenere talenti.

Nel 2026, le soglie di esenzione fiscale per i fringe benefit sono:

Categoria di lavoratoriLimite di esenzione
Senza figli a carico1.000 euro
Con figli a carico2.000 euro

Questi limiti consentono ai datori di lavoro di offrire beni e servizi senza che questi contribuiscano al reddito imponibile dei dipendenti, rendendo i fringe benefit un’opzione vantaggiosa per entrambe le parti.

I fringe benefit offrono vantaggi fiscali ai datori di lavoro, poiché i costi sostenuti per questi benefit possono essere dedotti dal reddito d’impresa. Inoltre, i datori di lavoro possono beneficiare di esenzioni fiscali se i fringe benefit rientrano nei limiti stabiliti dalla legge.

I fringe benefit offrono vantaggi non monetari che possono aumentare la soddisfazione dei dipendenti senza incidere direttamente sul costo del lavoro come un aumento salariale. A differenza dei salari tradizionali, i fringe benefit possono anche avere vantaggi fiscali sia per i dipendenti che per le aziende.

I fringe benefit offrono vantaggi fiscali ai datori di lavoro, poiché i costi sostenuti per questi benefit possono essere dedotti dal reddito d’impresa. Inoltre, i datori di lavoro possono beneficiare di esenzioni fiscali se i fringe benefit rientrano nei limiti stabiliti dalla legge.

Sì, fino a 10 euro al giorno. L’eventuale importo eccedente concorre alla formazione del reddito del dipendente.

Nel 2026 la soglia resta pari a 4 euro al giorno.

In linea generale sì, se il costo è inerente, documentato e sostenuto nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.

Generalmente no. L’indennità è normalmente trattata come componente della retribuzione, salvo specifiche disposizioni applicabili al caso concreto.

Può essere possibile per i professionisti in regime ordinario, nei limiti previsti dalla normativa. Nel regime forfettario i costi non vengono dedotti analiticamente.

I buoni regalo migliorano la soddisfazione dei dipendenti e semplificano la gestione dei benefit aziendali.

Sì, se il supermercato o il negozio alimentare è convenzionato con la società emittente. I buoni pasto possono essere utilizzati anche per acquistare prodotti alimentari nella grande distribuzione e nei punti vendita autorizzati.

No. Il buono pasto deve essere utilizzato per il suo valore nominale e, generalmente, non dà diritto a ricevere resto in denaro.

La normativa prevede un limite massimo di 8 buoni cumulabili per singola transazione. Il singolo esercente può inoltre applicare procedure operative specifiche, sempre nel rispetto delle regole del circuito.

No. I buoni pasto non sono monetizzabili, non possono essere ceduti e devono essere utilizzati esclusivamente per le finalità previste.

Non sempre. L’accettazione dipende dall’emittente e dalla rete di stazioni di servizio convenzionate.

Sì, soprattutto quando l’azienda gestisce più veicoli o numerosi rifornimenti. Consentono di controllare le spese e ottenere report sui consumi.

Spesso sì. La durata varia in base all’emittente e alle condizioni riportate sul buono.

Per un benefit di importo definito possono essere indicati i buoni carburante. Per rifornimenti frequenti legati all’attività lavorativa può essere più adatta una carta carburante aziendale.

I buoni benzina vengono consegnati ai dipendenti e possono essere utilizzati per rifornimenti presso stazioni convenzionate. L'assegnazione dei buoni benzina ai dipendenti viene normata tipicamente con un regolamento aziendale interno.